Accoglienza profughi a Treviso

Come sono andate le cose ?

In merito all’accoglienza dei profughi in questo tempo sono state scritte e dette molte cose. Ci sembra doveroso fare alcune precisazioni dal punto di vista di chi questa emergenza l’ha vissuta e continua a viverla dal di dentro.

Il fenomeno degli sbarchi a Lampedusa si è intensificato nell’estate 2013, ha subito un consistente rallentamento dopo la tragedia del 3 ottobre 2013 e ha ripreso in maniera notevole nei primi mesi di quest’anno durante i quali sono già sbarcati 19.500 persone. Dinanzi a questa migrazione di massa più volte Caritas Italiana ha fatto presente al Ministero degli Interni la problematicità di quanto stava avvenendo e la mancanza di una progettualità di accoglienza al fine di evitare di affrontare come emergenza un fenomeno che sta diventando sempre più strutturale nel nostro mondo globale. Non solo, ma anche Caritas Tarvisina e altre realtà del territorio della Marca hanno più volte sollecitato le istituzioni ad una chiarificazione in merito a ciò. Nei mesi scorsi non è pervenuta alcuna risposta, anzi si è paventata una sorta di tranquillità affermando che tutto era sotto controllo. Era evidente che non era così e che prima o poi la situazione sarebbe esplosa. Così è stato ! Il 18 marzo la Prefettura ha contattato gli enti che avevano accolto i profughi nel 2011, non trovando alcuna disponibilità (alla faccia di chi maligna su loschi interessi) perché già impegnati in altre progettualità di accoglienza. Il 20 è stato sondato di nuovo il terreno e il Prefetto ha fatto presente al Ministero che nel territorio non c’era disponibilità all’accoglienza (alla faccia del modello tanto sbandierato in Italia). La sera del 21 è stato comunicato, comunque, che arrivavano 40 profughi nella notte del 22 marzo e che era stata individuata una soluzione presso l’ex caserma Serena di Casier. La mattina del 22 marzo in una riunione interminabile, subito è tramontata l’ipotesi caserma e poi una serie infinita di ipotesi improvvisate emotivamente. Alla fine ancora una volta la chiesa, tanto sbeffeggiata, con la disponibilità di don Aldo Danieli e poi della Caritas diocesana ha risolto la situazione. Nei giorni successivi Emmaus, Cooperativa Alternativa, noi come Cooperativa Una Casa per l’uomo, Cooperativa Servire e Caritas hanno dato quella risposta che le istituzioni non solo non hanno saputo, ma non hanno voluto dare. Con l’eccezione della sola amministrazione di Treviso, tutte le altre istituzioni del territorio si sono defilate. Questo è quello che è successo il 22 marzo e che poi si è ripetuto il 10 aprile !!!

Cosa siamo disposti a fare e come ?

Siamo disposti ad accogliere ogni persona che ha bisogno superando ogni barriera ideologica, razziale o religiosa. La vita di ogni uomo è sacra.

Siamo disposti ad accogliere chi arriva profugo per offrire una speranza, per condividere insieme il pane ed il futuro, per affermare che oltre la globalizzazione economica ne esiste una di più preziosa che è quella della dignità umana che mai deve essere calpestata.

Siamo disposti ad accogliere per porre un segno contro l’indifferenza, per dire che come nord del mondo abbiamo molto da restituire ai fratelli del sud, per affermare che non è sostenibile un mondo in cui non c’è giustizia ed equità.

Siamo disposti ad accogliere perché è giusto che ognuno abbia la possibilità di vivere bene la sua vita, abbia le medesime opportunità, gli stessi diritti e doveri. Accogliere significa dire che al governo dei potenti, dei poteri forti non ci stiamo.

Non siamo disposti ad accogliere quando questo diventa una delega in bianco, uno scaricabarile da parte delle istituzioni.

Non siamo disposti ad accogliere quando dinanzi al dramma di migliaia di uomini si continua a spostare l’attenzione altrove, quando ci si nasconde dietro a falsi problemi e non si ha il coraggio di progettare la custodia e la promozione della vita.

Non siamo disposti ad accogliere quando il mondo politico e amministrativo non è disposto a sacrificare qualche consenso elettorale al fine di promuovere la vita, la giustizia e la pace, quando rimane imperante la logica di Ponzio Pilato, di lavarsene le mani.

Non siamo disposti ad accogliere quando il pregiudizio e la cattiva informazione trasforma questioni di senso in fenomeni da baraccone giocando sull’emotività e la non conoscenza della gente, quando ci si dimentica di quello che anche noi siamo stati e siamo: popolo di emigrazione. Pensiamo se tutti i nostri giovani che si stanno spostando dall’Italia trovassero questa accoglienza, come reagiremmo in qualità di genitori, di cittadini, di custodi della nostra italianità.

Cosa è vero e cosa no ?

È vero che l’Italia non può essere lasciata sola dall’Europa nel gestire questo fenomeno migratorio che ha proporzioni planetarie.

È vero che è necessario una progettazione strutturale dell’accoglienza in Italia, dando il via libera ai posti dello SPRAR attualmente bloccati per cavilli burocratici.

È vero che non possiamo pensare che tutti gli scempi, compresi gli ultimi conflitti armati, non abbiano un’ondata di ritorno. I popoli che soffrono scappano per salvare la vita, non per rovinare la nostra.

È vero che la maggior parte delle persone che arriva in Italia desidera andare in altri paesi europei e considera l’Italia solo un paese di transito.

È vero che le nostre amministrazioni locali si sono chiuse in trincea, accampando la scusa di dare priorità ai “poveri locali”, verso i quali però, al dire il vero, si è fatto molto poco in questi anni di crisi.

È vero che chi scappa, si indebita (o si indebita la sua famiglia ) per pagare questo viaggio della speranza e scappare da contesti di miseria e violenza. Si gioca tutto.

Non è vero che questo afflusso di persone ci piove addosso come qualcosa d’improvviso di cui non si sapeva nulla.

Non è vero che queste persone che arrivano sulle nostre coste vengono qui per portarci via il lavoro ed indebolire così il tessuto sociale ed economico del nostro paese.

Non è vero che ci sono profughi “veri” e profughi “falsi”, ci sono solo persone che fuggono dalla miseria, dalla violenza in cerca di un domani di speranza.

Non è vero che non ci sono responsabilità politiche dell’Europa e anche dell’Italia in questo mercato di essere umani.

Non è vero che l’Italia non ha ricevuto fondi europei per affrontare queste emergenze.

Non è vero che ai profughi vengono dati 30 euro al giorno, ma questa somma serve per tutti i servizi che l’ente che li accoglie deve fornire loro.

Non è vero che non si può fare diversamente, ma è vero che se ciascuno ha il coraggio di partire da se le cose realmente cambieranno, non saremo più soffocati dall’emergenza e soprattutto riprenderemo a scrivere pagine di giustizia ed equità che fanno brillare la bellezza e la dignità di ogni essere umano.