ACCORDO DI INTEGRAZIONE: LE BOZZE DEL GOVERNO

Finalmente alcune novità sul famoso accordo di integrazione, il nuovo strumento che secondo gli intenti dell’attuale governo, dovrà cambiare radicalmente il rapporto tra migranti e Stato Italiano. Un misto tra una patente a punti e un contratto di soggiorno, istituto peraltro introdotto dall’attuale maggioranza all’atto della riforma della legge sull’immigrazione nel lontano 2002, l’accordo,  nelle indiscrezioni pubbicate dalla testata on line STRANIERINITALIA.IT sembra meno repressivo di quantto non facessero temere le dichiarazioni di alcuni esponenti politici.

Di seguito, riportiamo il testo dell’articolo tratto dal sito http://www.stranieriinitalia.it/ che vi invitiamo a visitare anche per visionare le bozze del testo dell’accordo in esso contenute.

L’ accordo dovrà essere firmato presso lo  Sportello unico per l’immigrazione o in Questura dai cittadini stranieri che hanno un’età compresa tra i sedici e i sessantacinque anni, ma non è retroattivo. Scatterà infatti solo per quelli che entreranno in Italia dopo l’entrata in vigore del regolamento e chiederanno un permesso di soggiorno della durata di almeno un anno.

Firmandolo ci si impegna a conseguire entro due anni una conoscenza poco più che elementare (livello A2) dell’italiano e una conoscenza “sufficiente” dei “principi fondamentali della Costituzione”, delle ”istituzioni pubbliche” e “della vita civile in Italia”, in particolar modo per quanto riguarda sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali. Ci si impegna poi a far frequentare ai figli la scuola dell’obbligo e si dichiara di aderire alla “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione” del ministero dell’Interno.

Entro un mese dalla firma si deve seguire un mini-corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile” che dura tra cinque e dieci ore, ma nella bozza non si parla di corsi di italiano. Durante il corso obbligatorio, allo straniero vengono però indicate le “iniziative a sostegno del processo di integrazione” (come ad esempio altri corsi?) attive nella provincia.

L’integrazione si misura con dei punti (o crediti) associati alle conoscenze linguistiche, ai corsi frequentati e ai titoli di studio di ogni straniero , così come a determinati comportamenti, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto e le attività imprenditoriali o di volontariato. I punti però si perdono in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali e illeciti amministrativi e tributari.

A due anni dalla firma, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa non c’è, lo sottopone a un test. In entrambi i casi la verifica si chiude con l’assegnazione di un punteggio: da trenta punti in su, l’accordo si considera rispettato, da uno a ventinove si viene “rimandati”, con l’impegno a raggiungere quota trenta entro un anno, ma se i punti sono zero o meno scatta l’espulsione.

Il Ministero dell’Interno curerà un’anagrafe dei firmatari dell’accordo di integrazione, nel quale saranno registrati anche tutti i punteggi, le cui variazioni verranno di volta in volta comunicate ai diretti interessati. Questi potranno naturalmente accedere all’anagrafe anche per controllare la loro posizione.”