La nostra storia

Una Casa per l’Uomo nasce come Cooperativa Edilizia (1992-1997)

Nei primi anni ‘90 molte persone provenienti da realtà sociali, culturali e politiche del montebellunese e della castellana (gruppi Caritas, Comitati per la pace, Gruppi Missionari, Parrocchie, Associazioni varie, singoli italiani ed extracomunitari) si riunirono assieme, confrontandosi, proponendo soluzioni, verificando le esperienze di altre province (Verona, Vicenza) per realizzare un progetto innovatore, che si proponeva di incidere nel contesto culturale e politico del territorio in merito alle problematiche riguardanti gli immigrati stranieri e in particolare per dare risposta alla loro domanda abitativa.

Così il 4 febbraio 1992 nasce Una Casa per l’Uomo Cooperativa Edilizia, con l’obiettivo principale  di contribuire a risolvere il problema dell’alloggio, impegno sostenuto con convinzione da Otello Bisetto, suo  primo Presidente. La casa, il cuore degli affetti, delle relazioni, dell’espressione della propria identità culturale, propedeutica ad ogni altra azione di integrazione nella comunità. Questi valori sono racchiusi nel nome che la cooperativa si è data e sono presenti anche nel simbolo scelto e disegnato per noi da Otello Rosa: una volpe all’interno della sua tana un rimando al Vangelo di Luca “al figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo”.

Don Giuliano Vallotto scriveva nel 1992: “Non mancava la disponibilità di tanta gente, ma mancava invece un punto di coagulo nel Montebellunese rispetto a queste tematiche. L’idea era quella di un soggetto di piccole dimensioni, ma profondamente radicato nell’ambiente che riuscisse a mettere insieme tante e svariate risorse, per diventare poi modello esportabile, parte di un reticolo, fitto di piccoli progetti locali. Uno schema che rispondeva meglio alle caratteristiche dello sviluppo del nostro territorio ed alla distribuzione delle presenze degli immigrati all’interno di esso”.

Ci si proponeva di “entrare nel mercato immobiliare per scardinare quei meccanismi che fanno sì che a tante case vuote corrisponda una moltitudine di persone senzatetto”, per realizzare il progetto di un “villaggio globale” nel quale uomini e donne di diversa origine, cultura, religione, possano convivere pacificamente coinvolgendo le persone straniere non tanto come fruitori di un servizio, quanto come partecipi di un progetto condiviso : non assistiti ma creatori essi stessi responsabilmente del proprio futuro.

I prestiti sociali e le donazioni, oltre all’impegno dei soci volontari, hanno permesso alla cooperativa di iniziare la sua attività di accoglienza con le prime abitazioni acquisite in proprietà, usufrutto o comodato, nei paesi di Caerano di San Marco, Fener, Fossalta di Piave e Maser e successivamente con l’acquisizione in locazione di ulteriori alloggi messi a disposizione dei soci immigrati e con la gestione di centri di prima accoglienza, spesso realizzati in seguito ad importanti emergenze abitative collettive nei territori di Treviso, Belluno e Venezia.

Accanto all’accoglienza abitativa si iniziavano a sviluppare attività di sensibilizzazione e formazione alla convivenza: nasceva così il primo sportello informativo a Montebelluna per rispondere al bisogno di assistenza nelle pratiche amministrative relative alla permanenza in Italia delle persone immigrate.

In questo periodo le reti a cui la cooperativa aderiva erano il Coordinamento Fratelli d’Italia a livello provinciale ed il Coordinamento Veneto Accoglienza a livello Regionale: importanti luoghi di scambio, confronto e progettazione con le realtà che allora si occupavano di “immigrazione” e con le associazioni di immigrati.

I soci hanno creduto nell’idea di una cittadinanza attiva, capace di esprimere ideali e di impegnarsi per il loro raggiungimento, consapevoli del periodo storico di grande trasformazione sociale ormai iniziato e che avrebbe inevitabilmente portato la nostra comunità ad un cambiamento.

Una Casa per l’Uomo diventa Cooperativa Sociale (1997-2008)

Superata l’emergenza abitativa, in presenza di una stabilità lavorativa e di residenza sorgono nuovi problemi legati alla complessità multietnica, alla convivenza e all’ “integrazione” di culture diverse. Sono indispensabili nuove progettualità e risposte adeguate alle esigenze imposte dalla presenza delle famiglie immigrate, di donne e bambini, dall’inserimento nel contesto scolastico e nei servizi socio-sanitari, ma anche nei contesti abitativi e di vicinato. Nascono così tra il 1997 ed il 1999 le prime progettualità legate alla mediazione linguistico – culturale ed il primo corso di formazione per mediatori in collaborazione con l’ULLS 8 ed il CTP di Montebelluna.

Lo strumento inizialmente scelto, la Cooperativa Edilizia, a questo punto non risponde più alle esigenze ed ai servizi presenti : la cooperativa Una Casa per l’Uomo decide quindi di modificarsi e diventa nel 1999 Cooperativa Sociale.

Si sviluppa in questo periodo un lavoro di rete con le istituzioni, i progetti crescono e si trasformano in servizi strutturati e in convenzione con gli enti pubblici. E’ necessario assumere personale adeguatamente formato e in breve tempo cresce il numero di soci lavoratori e collaboratori, cresce il numero di servizi prestati ed il conseguente investimento economico. La cooperativa si impegna con uno sforzo importante, sia economico che organizzativo, nel passaggio da struttura essenzialmente di volontariato a impresa sociale, con una organizzazione più complessa, dove è necessario definire organigrammi, stabilire mansioni stabili. I soci lavoratori finiscono con il prevalere sui soci volontari, l’autosufficienza economica sostituisce quasi del tutto i contributi e le donazioni dei privati.

E’ nel decennio 1998-2008 che la cooperativa sviluppa i settori di attività oggi consolidati: servizi di mediazione linguistico-culturale in ambito scolastico, socio-sanitario, nel territorio e presso istituti penitenziari. Servizi strutturati di segretariato sociale con l’apertura di numerosi sportelli informativi,  luogo privilegiato di relazione e “antenna” per il territorio.  Servizi di accoglienza e di accompagnamento e gestione del conflitto nel contesto abitativo. Attività di ricerca e formazione, traduzione, insegnamento della lingua italiana, attività di socializzazione in particolare rivolta alle donne straniere. Prevenzione, studio e ricerca nell’ambito delle dipendenze correlate alla popolazione immigrata (Vai alle Aree di intervento).

Una Casa per l’Uomo oggi

La fase di crescita in termini di servizi, di rapporti con le istituzioni, di aumento dei soci lavoratori, di espansione e razionalizzazione dell’organizzazione interna raggiunge una sua stabilità e si confronta ora con le nuove istanze espresse da una situazione socio-economica che sta cambiando rapidamente e che impone la riorganizzazione di alcuni servizi e lo sviluppo di nuovi progetti.

L’attenzione è rivolta quindi al miglioramento della qualità dell’integrazione della popolazione straniera, con specifica attenzione ad una delle fasce più vulnerabili della stessa: i minori in età pre-adolescenziale e adolescenziale. La così detta “seconda generazione” spesso nata e cresciuta in Italia si confronta con sistemi valoriali, culture e tradizioni della famiglia di appartenenza e dell’ambiente in cui vive, che spesso sono in conflitto tra loro.

I temi dell’adolescenza e della genitorialità sono le importanti sfide con le quali confrontarsi. Si sviluppano attività di prevenzione del disagio psico-sociale in ambito scolastico e interventi di psicologia scolastica, progetti di rete scuola – famiglie -territorio, promozione del dialogo tra diversità culturali. Una fase evolutiva, in cui non ci si rivolge più soltanto alle persone immigrate, ma si lavora all’interno di un contesto multiculturale. Più in generale la cooperativa si apre, con l’esperienza e la professionalità acquisita,  nel proporre progetti e servizi rivolti a fasce di popolazione in difficoltà.

Si rafforza il progetto di accoglienza abitativa e accompagnamento sociale rivolto a donne e madri con bambini, italiane e straniere, in temporanea difficoltà, promuovendo anche la nascita di gruppi di volontari. Si gestiscono Sportelli Donna all’interno dei quali oltre alle problematiche specifiche o familiari ci si interfaccia con il mondo del lavoro, dell’imprenditorialità femminile, dei servizi.

Si progettano e realizzano sportelli AISA (Agenzia di Intermediazione Sociale all’Abitare) per affrontare il problema dell’accesso alla casa, che torna al centro del nostro lavoro e della riflessione e confronto sulle nuove povertà emergenti e sulle fasce di popolazione in difficoltà : non solo cittadini immigrati, ma anche coppie giovani, genitori separati, anziani soli.